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Dizionario demografico multilingue (Italiano - prima edizione del 1959)

Età della quiescenza

Da Demopædia.
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Età della quiescenza  (quiescenza, s.f., età della —)


Il passaggio dalla fanciullezza (323-2) all’adolescenza1 è segnato dalla pubertà (620-2), ed adolescente2 è chi si trova in tale fase. Alla adolescenza segue la giovinezza (324-3*), e giovani3 sono quanti non hanno raggiunto ancora l’età adulta4; gli altri sono adulti5 e, se sono entrati nella età senile6, o vecchiaia6, il cui inizio si fa coincidere spesso, convenzionalmente, coll’età della quiescenza7, o età della pensione7 (60 o 65 anni, di solito), vengono qualificati come vecchi8.

  • 3. giovane, s. e agg. — giovinezza, s.f.
  • 4. Per indicare l’età adulta più avanzata, grosso modo fra 50 e 65 anni, si può parlare anche di maturità (s.f. — maturo, agg.), e di persone mature per chi si trova in questo periodo di vita. Altre locuzioni consimili, ad incerti confini, sono rispettivamente, età avanzata e persone anziane. Per i soli maschi, in luogo di età adulta e collo stesso significato, si usa anche età virile. Nella legislazione civile italiana sono qualificati minori, o minorenni, quanti hanno meno di 21 anni, e maggiorenni, o in maggiore età, quanti ne hanno di più.
    L’istituto giuridico per la protezione di chi sia in minore età e senza genitori è la tutela.
  • 5. Talvolta fra gli adulti s’intendono compresi i vecchi (324-8), ma di solito, se si vuol ripartire una popolazione in tre grandi gruppi a seconda dell’età, si parlerà di giovani, adulti e vecchi.
  • 8. vecchio, agg. e s.m.
    I vecchi di età più avanzata sono talvolta chiamati longevi (agg. e s.m. — cfr. 434-4).


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