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Dizionario demografico multilingue (Italiano - prima edizione del 1959)

Profugo

Da Demopædia.
Profugo  (profug-o, -a, s. e agg.)


I limiti fra le migrazioni coatte1 o migrazioni forzate1, e quelle volontarie (810-1) non sono sempre netti: fra le prime, comunque, vanno certamente incluse quelle in cui le persone che lo fanno sono costrette a muoversi per imposizione dei pubblici poteri. Un esempio ne è dato dalle espulsioni2, di individui o gruppi, cui viene ordinato di abbandonare il Paese (305-1) senza che venga necessariamente loro assegnato un luogo di destinazione (801-4) definito. Si usa parlare di evacuazione3 per designare un trasferimento coatto, in genere di una intera popolazione (cfr. 812-6), o di una porzione elevata della medesima, dal territorio da essa tradizionalmente abitato: spostamento il quale spesso viene attuato al fine di salvaguardare tale gente da incombenti calamità (naturali, belliche, ecc.). Profughi4 è termine generico e si riferisce ad individui che si sono trasferiti in genere di propria iniziativa, per quanto spesso costretti praticamente a muoversi in forza di circostanze di fatto o per intervento di pubblici poteri, ma senza perdere una certa possibilità di scelta circa il loro luogo di destinazione. Rifugiato4 è piuttosto da considerarsi un termine specifico riferentesi ad un profugo qualificato in base a determinate convenzioni internazionali, avendo abbandonato il suo Paese per ragioni politiche e godendo della protezione cui si sono obbligati i membri delle Nazioni Unite. Non è stata coniata ancora una espressione italiana che renda esattamente il concetto di displaced persons5, che del resto ha subito una evoluzione nel corso degli anni recenti. Spesso, l’espressione viene riferita a persone che sono state incluse in trasferimenti coatti di popolazione6, quali talvolta avvengono in esecuzione di accordi di scambi di popolazione7 fra Stati diversi, per rettificazione di frontiere, o per altre circostanze.

  • 1. Tra le forme di migrazione coatta va ricordata la tratta degli schiavi.
  • 2. espulsione, s.f. — espellere, v.t. — espulso, agg. e s.m.
    Le espulsioni costituiscono esempio di migrazioni forzate internazionali, al pari degli scambi di popolazione. Si è sul piano di migrazioni forzate nazionali, o interne (cfr. 812-4*), nel caso di una deportazione (s.f. — deportare, v.t. — deportato, agg. e s.m.), termine usato per designare il trasferimento di un individuo, imposto ed attuato dall’autorità pubblica, dal suo luogo di residenza ad altro luogo del Paese, quando il prolungamento del suo soggiorno nel primo venga, alla stessa autorità e per qualsiasi motivo —- in genere politico o di ordine pubblico — giudicato indesiderabile.
  • 3. evacuazione, s.f. — evacuare, v.t. — evacuato, agg. e s.m.: persona che ha dovuto lasciare il territorio evacuato.
  • 4. Si distingue fra profughi internazionali, profughi — cioè — che hanno una cittadinanza diversa da quella dello Stato in cui si rifugiano, o sono apolidi (330-3), e profughi nazionali, gli altri. Una particolare categoria di profughi internazionali è quella dei profughi convenzionati, cioè di quelli che sono protetti da particolari convenzioni internazionali. Si noti, comunque, che in questa materia la terminologia tecnica lascia alquanto a desiderare e viene usata con larga approssimazione.
    Un termine coniato di recente è quello di sfollato (s.m.), per designare chi ha abbandonato la dimora abituale (310-6) e si è trasferito per premunirsi contrà gli attacchi aerei.
  • 6. trasferimento, s.m. — trasferire, v.t. — trasferirsi, v.r.
    Si dice pure, nello stesso senso, trapianto, (s.m. — trapiantare, v.t.)


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