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Da Demopædia.


Questa pagina è un brano della prima edizione del dizionario demografico multilingue.
Sopprimere prego questo avvertimento se lo modificate.
Introduzione | Prefazione | Indice
Capitolo | Generalità indice 1 | Elaborazione delle statistiche demografiche indice 2 | Stato della popolazione indice 3 | Mortalità e morbosità indice 4 | Nuzialità indice 5 | Fecondità e fertilità indice 6 | Movimento generale della popolazione e riproduttività indice 7 | Migrazioni indice 8 | Demografia e problemi economico-sociali indice 9
Sezione | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 20 | 21 | 22 | 23 | 30 | 31 | 32 | 33 | 34 | 35 | 40 | 41 | 42 | 43 | 50 | 51 | 52 | 60 | 61 | 62 | 63 | 70 | 71 | 72 | 80 | 81 | 90 | 91 | 92 | 93

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Si chiama mortalità infantile 1 la mortalità che colpisce i nati vivi (601-5) fra la nascita ed il primo compleanno (322-3*). Si parla di mortalità neonatale 2 per indicare la mortalità che colpisce i nati vivi nel periodo neonatale 3, periodo il quale viene variamente inteso e fissato da autori diversi, ma che generalmente si fa coincidere colle prime quattro settimane, o col primo mese, od anche — più raramente — colla sola prima settimana di vita. È stata usata l’espressione infelice mortalità postneonatale 4 per designare la mortalità fra il termine del periodo neonatale ed il compimento del primo anno. Le espressioni mortalità prenatale 5, mortalità intrauterina 5, mortalità fetale 5, o altre consimili, vengono indifferentemente usate per indicare la frequenza dei prodotti del concepimento (602-6) espulsi od estratti morti dopo qualsiasi durata della gravidanza (603-3). La definizione di nato morto, in contrapposizione ad aborto (603-5), varia secondo le legislazioni e gli usi, e lascia molto a desiderare anche dal punto di vista concettuale. Dalla soluzione adottata in un caso particolare, oltre che, naturalmente, da altri fattori, dipende il livello della natimortalità 6. Le cause di morte del feto (602-7) nelle ultime settimane della gravidanza e del nato vivo nel primo suo periodo di esistenza spesso sono affini: da qui il motivo di studiare la cosiddetta mortalità perinatale 7 (neol.), variamente definita, come riferentesi alle morti del periodo neonatale in aggiunta ai nati morti, oppure come estesa ai nati morti ed ai morti per cause endogene (cfr. 424-2*) nel primo anno di vita, o in altri modi ancora.

  • 1. Talvolta si parla di mortalità della prima infanzia, ma l’espressione prima infanzia non ha assunto un significato preciso (cfr. 323-2*).
  • 5. Altre espressioni analoghe, pure usate, sono: mortalità endouterina, mortalità antenatale, mortalità in utero. Nella letteratura ostetrica si può trovare l’espressione mortalità embrionale: essa deve correttamente riferirsi alla espulsione di prodotti all’incirca dei primi due mesi dal concepimento (602-1).
  • 6. natimortalità, s.f. — nato morto. Qualche autore propone di sostituire l’espressione partorito morto all’espressione nato morto, che sembra in un certo modo contraddittoria.
    In Italia, viene definito nato morto il neonato (323-4) che, dopo l’espulsione o l’estrazione completa dal corpo materno, non abbia dato alcun segno di vita e che, all’esame medico, risulti di aver compiuto 28 settimane di vita intrauterina.
    Con espressione non del tutto propria (cfr. 602-7*), si denomina mortalità feto-infantile quella che si riferisce ai nati morti ed ai morti nel primo anno di vita.
  • 7. Nelle fonti statistiche ufficiali italiane l’espressione mortalità anteneonatale viene usata per indicare il numero di nati morti e di morti nella prima settiman di vita.

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Una misura corretta della mortalità al di sotto dell’anno (cfr. 410-1) si avrebbe ragguagliando il numero dei decessi nel primo anno di età 2 al numero dei nati vivi (601-5) dai quali essi provengono. In mancanza degli elementi necessari per ottenere una misura siffatta, ci si serve di altre forme di calcolo, surrogati di quella. La forma normale di calcolo del quoziente di mortalità infantile 1 cosiddetto consiste nel dividere i morti entro il primo anno d’età di un dato anno di calendario (137-1*) per il numero di nati vivi dello stesso anno. Il quoziente viene generalmente espresso in per mille (133-3*). Sotto lo stesso nome vanno altre forme di calcolo, più precise, le quali mirano a fornire, in effetti, misure della probabilità di morte (432-2) nel primo anno di età. I migliori risultati in questo senso si hanno quando si disponga di una classificazione dei morti sia per età che per anno di nascita (325-5). Mancando tale informazione si può anche operare ripartendo a calcolo per anno di nascita, in base a coefficienti di ripartizione 3 convenientemente stimati, il dato che si ha solo per età. Il quoziente di natimortalità 4 (cfr. 410-6) esprime la frequenza dei nati morti sul totale dei nati (cfr. 601-7*). Con uso da sconsigliare, a denominatore di tale quoziente — usualmente pure espresso in per mille (133-3*) — vengono talora posti i soli nati vivi, anzichè il numero totale di nati. Al calcolo di un attendibile quoziente di mortalità prenatale 5 (cfr. 410-5), a denominatore variamente definito — numero di concepiti (602-1*), lo stesso decurtato del numero di aborti procurati (604-2), ecc. —, si oppone la difficoltà pratica di ottenere informazioni sulle perdite precoci.

  • 4. Spesso si parla, ellitticamente, nello stesso senso, di natimortalità.
    A seconda dei casi, si potrà specificare: quoziente generico di natimortalità, o quoziente di natimortalità generale, quoziente di natimortalità legittima, quoziente di natimortalità illegittima, quoziente di natimortalità maschile, ecc. (cfr., per analogia, 630 e 631).

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Nello studio della mortalità per età 1, l’espressione mortalità infantile (410-1) è la sola che si riferisce ad una classe d’età uniformemente definita. Già quando si parla di mortalità neonatale (410-2) alcuni autori o Paesi si attengono ad un periodo di vita diverso da quello comunemente prescelto all’uopo. L’uso di espressioni come mortalità giovanile 2, mortalità adulta 3, mortalità senile 4, e simili, lascia largo margine all’incertezza per quanto concerne le età approssimativamente corrispondenti (cfr. 324).

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